“Non abbiate paura di scoprire cose nuove”. Intervista alla travel blogger Selene Cassetta

Selene Cassetta è Agente del Cambiamento e curatrice del travel blog Viaggio Sostenibile. In occasione della campagna “Viaggia in un mo(N)do diverso”, le abbiamo chiesto di raccontarci la sua idea di turismo responsabile: lento, ecologico e sempre alla ricerca di nuove esperienze!

Viaggiate leggeri, andate in cerca di consapevolezza, magari rallentando il vostro ritmo quotidiano. Non trascurate i piccoli gesti, che sommati innescano i più grandi cambiamenti. Godetevi quello che vi circonda, attivate i vostri sensi, vivete nella presenza. Non spaventatevi di fronte all’ignoto, perché la scoperta porta sempre un grande arricchimento: un viaggio potrebbe cambiarvi la vita! In questa intervista, la travel blogger, testimonial di Destinazione Umana e Agente del Cambiamento Selene Cassetta, ci racconta la sua idea di viaggio sostenibile.

selene2Cosa vuol dire “viaggiare in maniera sostenibile”?

 

Viaggiare in maniera sostenibile passa prima di tutto dalla consapevolezza. Consapevolezza della Terra in cui abitiamo. Della sua unicità e del suo delicato equilibrio. Senza questa sensibilità “di base” ogni scelta di viaggio (che è un aspetto integralmente connesso alla nostra vita) in qualche modo non sarà sostenibile. Può apparire una condizione troppo “estrema” forse, ma tutto passa attraverso l’attenzione ai gesti e alle scelte di consumo, di cui è importante conoscere l’impatto sull’ambiente. Se si matura questa sensibilità, viaggiare in maniera sostenibile si tradurrà in una ricerca vera di contatto con la realtà che ci ospita, dove non saremo più turisti ma viaggiatori che diventano parte del racconto di quel luogo. Sarà naturale rallentare il ritmo del nostro viaggio, non più avidi di luoghi da collezionare, ma di storie da sentire, di lunghe soste nella natura o in luoghi meno conosciuti, dove entrare in contatto con l’altro è più facile. Per rallentare ci muoveremo a piedi o in bicicletta, viaggiando leggeri, senza inutili bagagli. Vorremmo entrare nelle tradizioni del luogo, per conoscerle e rispettarle: ecco perché mangeremo locale e stagionale, che non vuol dire per forza tipico. Se a dicembre non ci sono i pomodori, è un controsenso ordinare una bruschetta!

Tutto questo potrà succedere, se solo iniziamo a capire che ogni nostro gesto ha una conseguenza ben precisa (spesso eterna!) e che viaggiare non è una pausa di sospensione dalle nostre vite dove tutto è concesso, ma un’opportunità per diventare persone nuove, più ricche. Il nostro essere consumatori (anche di viaggi) ci da il potere di rendere il mondo un posto migliore, partendo dai piccoli gesti. Gesti che si traducono in un consumo attento delle risorse a partire dall’acqua, che in vacanza vuol dire anche riutilizzo dello stesso asciugamano per più giorni. In linea generale viaggiare sostenibile è viaggiare in leggerezza e apertura d’animo.

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Quali punti di contatto hanno un di viaggiare responsabile e sostenibile e la necessità di “rallentare” il ritmo di vita?

Moltissimi. Rallentare il ritmo di vita è proprio quella consapevolezza di cui parlo sopra. Una sorta di risveglio, o almeno per me è stato così. Quando mi sono resa conto che correre come un criceto sulla ruota mi stava facendo perdere le sfumature della vita, ho scelto di vivere con meno (ma meglio). Ovvero ho scelto di restare a vivere in campagna, di ridurre consumi e acquisti, di autoprodurre, riciclare, di mangiare locale e prevalentemente biologico. Di vivere con consapevolezza il presente, godendo delle relazioni, dando valore alle reti, cercando contatti con associazioni locali che condividono il mio sentire (ad esempio i GAS). Se decidi di rallentare e seguire maggiormente il ritmo e i tempi della natura, viaggiare sostenibile e responsabile sarà una naturale conseguenza. Rallentare significa sentire, percepire con tutti i sensi quello che ci sta attorno, vivere nella presenza. Viaggiare sostenibile è un’occasione in più per godere pienamente del bello che ci circonda e lo possiamo fare solo se ci concediamo il giusto tempo, senza correre.

Un progetto e un gruppo umano a cui anche Italia Che Cambia è molto vicina è Tempo di Vivere. Tu li hai conosciuti: che impressione ti hanno fatto?

La comunità di Tempo di Vivere è stata per me il calore di una famiglia, in due momenti della mia vita in cui avevo bisogno di ritrovare fiducia in me stessa. E lì l’ho ritrovata. In questo ecovillaggio ho ‘toccato con mano’ quanto un altro modo di vivere sia davvero possibile: qui si respira la vera libertà di espressione; lo scorrere del tempo e delle stagioni, la forza e la bellezza delle relazioni. A Tempo di Vivere le passioni e abilità individuali sono una ricchezza, una risorsa utile per lo sviluppo della intera comunità: ogni membro della comunità ha tempo e strumenti per continuare la propria evoluzione personale, in rapporto con gli altri. L’impressione che mi hanno fatto è quella di un gruppo di persone serene e felici che vivono pienamente il presente a un ritmo umano, in sintonia con la natura. Natura che è guida e insegnamento quotidiano, tesoro di risorse preziose per la vita di tutta la comunità.

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Cosa diresti a una persona abituata a passare le vacanze in qualche villaggio turistico in Sud Italia, in crociera o in resort per convincerla a provare un viaggio “slow”, magari scoprendo luoghi poco frequentati del territorio, soggiornando in strutture a basso impatto?

Direi che la loro vita potrebbe cambiare. Può sembrare azzardato, ma in qualche modo è così. Chi sceglie la formula ‘villaggio, crociera o resort’ spesso è qualcuno che vuole ritrovare in vacanza esattamente ciò che ha lasciato a casa. Stesso cibo, stessi spazi, stesse abitudini. Dietro questo c’è la paura della scoperta, di lasciare il certo per l’incerto, del nuovo. Direi quindi loro che uscire dalla zona di comfort potrebbe rivelarsi una piacevole sorpresa: la vacanza si trasforma in viaggio di arricchimento, dove il vero valore è lasciarsi stupire dalle suggestioni che ogni luogo, anche il meno conosciuto, è in grado di regalare. Solo andando incontro all’altro, entrando in punta di piedi nelle sue tradizioni, possiamo metterci in discussione e imparare qualcosa di più anche su noi stessi.

La tua attività di travel blogger si concilia bene con le tue esigenze economiche? Prevedi in futuro di renderla anche la tua professione? 

La mia attività di Travel blogger è una passione che mi dà grandi soddisfazioni soprattutto in termini umani. Mi ha permesso di conoscere tantissime persone che condividono la mia visione e la mia sensibilità, con le quali mi sono confrontata e arricchita. Non è ancora diventata un’attività economicamente sostenibile, ma prevedo di sviluppare maggiormente la collaborazione con le strutture ricettive, il che potrebbe rivelarsi un modo per fare della promozione turistica (in direzione della sostenibilità) una vera e propria professione.

Cosa ti ha spinto ad aderire alla campagna dell’1% e diventare un Agente del Cambiamento? 

Diventare agente del cambiamento vuol dire passare dalle parole all’azione: le rivoluzioni si fanno dal basso e con i piccoli gesti, che sommati a quelli degli altri sono in grado di cambiare davvero il mondo. Non è più tempo di lamentarsi distrattamente, è necessario agire su progetti concreti. Il bello del nostro tempo è che abbiamo moltissimi strumenti e risorse che un tempo non avevamo, come la rete: sfruttiamoli per creare un Paese sostenibile, accogliente, aperto.

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